IL CATALOGO DEI BENI IMMOBILI REGIONALI PRESTO ONLINE… FORSE!

5 Mar

Istituito con una legge regionale del 1995, il catalogo dei beni immobili regionali viene finalmente annunciato sulla sezione Demanio e Patrimonio della Regione Puglia all’url http://www.regione.puglia.it/index.php?page=prg&opz=display&id=496. In realtà la sua pubblicazione, prevista dalla stessa legge, è stata sollecitata solo di recente per ottemperare al fondamentale D.Lgs. 33/2013 “Trasparenza”.

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TERRE AI GIOVANI DALLA REGIONE, MA SONO I TRATTURI (PER ORA…)

5 Mar

I TRATTURI DELLA PUGLIA

L’assessore al Bilancio, Leo di Gioia, comunica che il Servizio Demanio e Patrimonio ha provveduto a pubblicare l’elenco dei terreni agricoli o a vocazione agricola, di proprietà regionale, suscettibili di affidamento in concessione a giovani agricoltori singoli o associati in forma cooperativa.

Nella sezione “Demanio e Patrimonio” del portale istituzionale della Regione Puglia (banner “Demanio e Patrimonio” – sottosezione “news”) è possibile visionare la localizzazione di tali suoli e scaricare la modulistica relativa alle procedure da seguire. [elenco]

“Il governo regionale – spiega di Gioia – infatti, nell’ottica di garantire un efficace coordinamento delle politiche di sviluppo territoriale con quelle rivolte al contenimento del consumo di suolo agricolo, ha dettato, con la legge n. 26, disposizioni volte a favorire l’accesso dei giovani all’agricoltura e, così, contrastare l’abbandono dei suoli. Le misure previste, nel tentativo di offrire concrete occasioni occupazionali, mirano a disincentivare l’abbandono delle coltivazioni, a…

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«Storia nostra» La terra di Puglia a chi la lavora

23 Lug

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di VITO ANTONIO LEUZZI
L’alienazione di un cospicuo patrimonio di terre pubbliche in diverse regioni, dal Sud al Nord della Penisola, previste dalla «legge di stabilità» del 24 gennaio 2012 (ex legge finanziaria), varata dal governo di Mario Monti, richiama alla memoria la «riforma agraria» che, poco più di sessant’anni, fa segnò il processo di ricostruzione nazionale.

In base al dispositivo legislativo odierno (in via di definizione da parte delle Commissioni parlamentari) potrebbero essere venduti a giovani – con vocazioni imprenditoriali o con qualifiche di coltivatori diretti – una massa notevole di terreni demaniali per una loro valorizzazione, incrementando così le casse dello Stato. Si calcola che oltre trecentocinquantamila ettari di terre disponibili, tra gli altri, in Piemonte e Veneto, ma anche Lazio, Campania, Abruzzo e Basilicata (in Puglia non è stato ancora reso noto il loro censimento) potranno alimentare un risveglio di una economia legata al settore primario.

L’insieme dell’operazione appare però non priva di rischi trattandosi di beni di utilità pubblica che una volta alienati potrebbero subire modificazioni d’uso ed entrare nel circuito della speculazione. Il bisogno di «fare cassa» appare, inoltre, in aperto contrasto con l’esigenza precipua di stimolare l’iniziativa giovanile e al contempo con l’effettiva possibilità di sostenere il settore agricolo. Vale la pena ricordare ciò che avvenne con il varo della «riforma agraria» che tra il 1950 ed il 1960 rappresentò una svolta decisiva dell’Italia repubblicana, rendendo disponibile più di settecentomila ettari di terra, sottratte al grande latifondo (attraverso un equo indennizzo) e ridistribuite a centinaia di migliaia di contadini poveri. Bisogna anche considerare gli oltre seicentomila ettari acquistati da famiglie contadine, grazie all’istituzione di un fondo statale che facilitava l’accesso a mutui agevolati.

La riforma varata da Alcide De Gasperi, tentava di porre fine all’aspra e drammatica conflittualità politico-sociale che dall’immediato dopoguerra aveva sconvolto il Mezzogiorno e diverse altre aree del Paese. Si assistette in particolare ad un mutamento sociale senza precedenti con il declino definitivo dell’aristocrazia terriera. Al contempo si ridimensionava anche l’influenza dei partiti di sinistra che, nell’attacco al latifondo, avevano lanciato con successo la parola d’ordine «la terra a chi la lavora». Il grande meridionalista e tecnico agrario, Manlio Rossi Doria, in una intervista alla Bbc del 1957 affermò che lo Stato italiano con la riforma colpiva per la prima volta «la grande proprietà fondiaria assenteista, attorno alla quale si erano sempre barricati il conservatorismo e l’immobilismo meridionale».

Nei primi anni della sua attuazione il governo intervenne nel settore delle infrastrutture: costruzione di strade, linee elettriche, bacini idrici per l’ir rigazione grazie all’istituzione della Cassa del Mezzogiorno che ebbe indubbiamente effetti sociali di vasta potata. Non tutti allora riuscirono a soddisfare l’enorme fame di terra: nelle assegnazioni ci furono notevoli discriminazioni dettate da logiche clientelari, per cui le campagne furono sempre attraversate da tensioni latenti. D’altronde Rossi Doria non celava le enormi contraddizioni e gli aspetti limitati sotto il profilo economico-produttivo della riforma degasperiana.

Migliaia di contadini poveri, che avevano ottenuto terreni ingrati e difficili (nelle aree dell’Appennino Dauno e dell’Alta Murgia, per restare alla Puglia) nel giro di pochi anni abbandonarono tutto e scelsero le strade dell’emigrazione verso le aree dell’Europa industrializzata e del settentrione d’Italia. Nella seconda metà degli anni Cinquanta l’esodo dal Mezzogiorno agricolo fu imponente. Dalle campagne furono espulsi gli strati sociali più poveri determinando la crisi irreversibile del modello di società rurale legato alla piccola proprietà coltivatrice. Di quelle storie di entusiasmo e poi di abbandono rimangono, testimoni muti, i casolari della riforma – tutti uguali, ma a volte modificati dai loro proprietari – che fanno da sentinella nelle colline pugliesi, da Minervino Murge a Candela.

Alla luce di questa significativa storia di mutamenti economico- sociali imponenti dell’Italia repubblicana le operazioni legate alla «legge di stabilità» appaiono poco chiare. Non si comprende con quali risorse sarà possibile rendere produttivi territori collinari e di montagna che hanno già subito in questi ultimi anni un forte degrado. Le pale eoliche e gli impianti fotovoltaici dei monopoli energetici privati rappresentano, infatti, il nuovo volto del paesaggio agrario di vaste aree del territorio meridionale ed in particolare di quello pugliese.

13 luglio 2012
La Gazzetta del Mezzogiorno

Ghetto out: l’autocostruzione come exit strategy – da “L’Attacco” 7 settembre 2013

11 Set

Finalmente qualcuno parla della Granarolo (ex Daunialat) in via Manfredonia al Villaggio Artigiani di Foggia, da quasi un anno occupata da africani provenienti dal Senegal e dalla Nuova Guinea. Una storia ancora da raccontare …

Regolamento per l’uso dei beni del demanio pubblico di bonifica e di irrigazione della Regione Puglia

7 Ago

Palazzo ex ONC di Foggia, attuale sede del Consorzio di Bonifica

http://www.regione.puglia.it/index.php?page=burp&opz=getfile&file=s-5.htm&anno=xliv&num=109

 

‘CARTA DE FORESTA’ (Noam Chomsky)

10 Lug

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La Carta della Foresta (Charter of Forest) del 1217, primo documento costituzionale sulla tutela dei beni comuni, rappresenta un testo di inestimabile importanza. Emanata al tempo di Enrico III, in concomitanza alla revisione della Magna Carta nel 1217, ricordata anche come la «Carta dell’Uomo Comune», è il primo documento a concedere il libero accesso e il diritto di proprietà.

Custodite nel Castello di Lincoln, l’unico posto in cui è possibile ammirare insieme i due documenti, la Magna Carta e la Carta della Foresta dovrebbero quindi essere considerate come perfettamente complementari, ma la pubblicistica internazionale sembra essersene completamente dimenticata.

La Carta, rompendo quel trend che a partire del 1200 aveva visto i sovrani Inglesi emanare una serie di atti espropriativi dei diritti storicamente concessi agli inglesi di accedere liberamente nelle «foreste», si indirizza a tutti gli uomini liberi – every free man – e ne riafferma i diritti di godimento su quei terreni ormai diventati parte del patrimonio personale dei sovrani.

 

«Every free man shall agist his wood in the forest as he wishes and have his pannage. We grant also that every free man can conduct his pigs through our demense wood freely and without impediment to agist them in his own woods or anywhere else he wishes».

 

Il termine «foresta» deve essere inteso nel suo senso più ampio, che faccia riferimento non solo al suo significato relativo all’esistenza di un territorio boscoso, ma che comprenda in realtà aree di caccia, terreni incolti e addirittura aree in cui potevano essere localizzate villaggi e città.

Leggi l’articolo di Noam Chomsky.

Perché c’è bisogno di una riforma verde della PAC adesso?

19 Apr